VISITA AL MUSEO NAZIONALE DEI TRASPORTI

Servizio a cura di Enrico Tenconi

Dopo l’inaugurazione di prammatica della stagione con la proiezione di diapositive presso il DLF di Verona, l’AFI, come secondo appuntamento stagionale per i propri iscritti, ha previsto per sabato 20 marzo una visita alla sede ed alla sezione ferroviaria del Museo Nazionale dei Trasporti, rispettivamente allocate presso la stazione di La Spezia Centrale e a Santo Stefano Magra.

Raggiungere La Spezia per via ferrata non è il massimo per chi provenga dalla pianura padana, specialmente per il trattamento di favore che le ferrovie riservano da un po’ di tempo a questa parte a chi preferisca evitare di pagare tariffe esorbitanti per un semplice Intercity. Infatti da quando è stata attuata la disgraziata scelta commerciale di eliminare la categoria dei treni Interregionali (già diretti) e scardinare l’offerta cadenzata in vigore dalla metà degli anni ’80, si è assistito ad un drastico peggioramento della velocità commerciale di treni ormai denominati “Regionali” anche se in effetti non lo sono. Peccato, puntare tutto sull’Alta Velocità non sempre è la via migliore, poiché il drastico taglio dei servizi “minori” rischia di eliminare traffico di apporto alle direttrici cardine del sistema ferroviario, col rischio di distogliere dalla ferrovia tanti potenziali viaggiatori… Nonostante le difficoltà ed il lungo tempo impiegato per raggiungere la città ligure, ed il conseguente pochissimo tempo a disposizione in loco, la programmata visita ha richiamato una trentina di Soci (alcuni sono giunti in automobile) cosa che, date le premesse, è da considerarsi un vero e proprio successo. Ecco che come hanno viaggiato i milanesi, Presidente Savaris compreso. Ritrovo di buon ora in stazione Centrale dove ci siamo recati al binario di partenza del treno R (sic!) 2181 per La Spezia: sorpresa! In composizione con le ormai onnipresenti ed inflazionate E.464 una bella teoria di carrozze a due piani modello Casaralta prima versione: per farla breve la carrozza ideale per un viaggio di quattro ore!!! Il viaggio, assai veloce sino a Genova ma divenuto da lumache affaticate nella tratta tra il ca-poluogo regionale e La Spezia, non ha avuto storia ed è terminato in perfetto orario. Unico incontro degno di nota presso Voghera con la vista di una locomotiva moderna tipo E.483 della società di noleggio rotabili ferroviari “Angel Trains” (i suoi rotabili si distinguono per la livrea verde delle cabine), noleggiata alla società di trasporto merci “Linea” .

Ma ecco la cronaca della visita: radunatosi dopo le 11,30 il gruppo dei trenta presso il binario 1 di La Spezia Centrale per le formalità di rito, è giunto il comando di spostarsi al binario 6 dalla parte opposta dello scalo ove tra navetta e minuetti xmpr svettava, è il caso di dirlo (!), la D.245.2251 nel classico verde scuro con fasce gialle antinfortunistiche dei mezzi di manovra, bella pulita, senza nemmeno l’adesivo con il nuovo stemma FS!. Una rarità ormai, naturalmente oggetto immediato delle attenzioni dei fotografi AFI. In quel mentre siamo stati raggiunti da Marco Icardi, ferroviere ed appassionato molto noto a livello associazioni feramatoriali nonché uno dei responsabili del Museo, incaricato nell’occasione di farci da accompagnatore e cicerone durante la visita alla sede del museo. Affrontato un breve “percorso di guerra”, ovvero camminamento di servizio piuttosto accidentato per la presenza di pietrisco, abbiamo finalmente raggiunto la prima meta. L’edificio che ospita il Museo Nazionale dei Trasporti (MNT) era in origine la sede della squadra rialzo della stazione di La Spezia C.le, nota in ambito ferroviario per l’ alta produttività, tanto che, come sempre in Italia in presenza di una struttura efficiente, è stata chiusa.

Il D 245.2551 (foto E. Tenconi)

La 940.050 (foto M. Donini)

Fortunatamente dal 1991, epoca della costituzione della Sezione Ferroviaria del MNT (il Museo Nazionale dei Trasporti come sezione dedita alla conservazione di mezzi su gomma risale invece al 1986), l’area fu affidata in comodato d’uso all’Associazione che vi realizzò la sua prima sede opera-tiva. Con il MNT collabora pure la Marina Militare, donatrice di diversi veicoli di sua proprietà, che alla Spezia ha una delle due sedi operative (l’altra è Taranto). A proposito della MM, Icardi, nell’illustrare la posizione in cui sorge questa sede del museo posizionata a breve distanza dai binari per Genova, ha fatto notare ai presenti la linea che raggiungeva l’arsenale ormai desolatamente abbandonata.

Il locomotore E 626.089 (foto M. Donini)

Quando si ha a che fare con un gruppo di appassionati in “astinenza” fotografica diviene molto difficile controllarli: infatti le raccomandazioni di evitare di avventurarsi subito a fotografare i rotabili all’aperto, posti vicino ai binari di transito da un lato e ad un fascio ricovero da un altro, sono cadute nel vuoto grazie ad un gruppetto di AFI che non è più riuscito a contenersi; se poi si aggiunge all’appassionato qualche altro improvvido visitatore del Museo con moglie e figlioletto la frittata è servita calda. Fortuna vuole che grazie al pronto intervento di Icardi si è evitato un “incidente diplomatico” con la dirigenza movimento di La Spezia Centrale, con la Polfer locale e…con un macchinista venuto a prendere il suo navetta (cinque piano ribassato ristrutturate) con in testa una E.656 di sesta serie, l’unica serie dotata di telecomando, insolitamente parcheggiato su un binario in area Museale.

All’esterno della ex Rimessa e su diversi binari si trovano in esposizione i seguenti mezzi:

  • Trattore tipo “sogliola” ABL (Antonio Badoni – Lecco) n. 4703, in livrea omogenea isabella, già appartenuto alle raffinerie Shell di Genova,
  • Trattore Köf Deutz (ex-CLM), cassa rosso vino, telaio nero, del 1935 tuttora funzionante;
  • Locomotiva a vapore FS Gr.940.050, ultima costruita del gruppo assegnata alla fine dell’attività al DL della Spezia per ora restaurata solo staticamente,
  • Carrozza a due assi “F.A.” appartenuta alla Marina Militare classificata CT 12: su tale carrozza è in allestimento una “sezione modellistica” del museo;
  • Trattore 214 7013 costr. Greco che ha terminato la carriera come veicolo di servizio presso il DL di Firenze;
  • Due interessanti pianali a due assi con ruote a razze: P 605115 e soprattutto il P 605149, notevole in quanto risale al 1887!;
  • Bagagliaio/postale a due assi (DUIz) in livrea castano/isabella,
  • Carrozza di servizio Vad 60 83 99-29 035-2 con la particolarità di conservare la livrea grigio cenere da un lato, ma di essere dipinta in blu CIWL sull’ altra fiancata per esigenze cinemato-grafiche (vi campeggia una scritta “voiture restaurant” con caratteri di dubbia origine, visto che la CIWL aveva scritte in rilievo e color oro…, ma si sa: al cinema tutto è concesso…);
  • Carro a due assi della marina militare (P 336) carico di una curiosa autoblindo denominata “Gorgona”, forse derivata da una Fiat Panda; all’esterno si trova pure del materiale dell’Associazione Toscana Treni a Vapore, tra cui il lo-comotore E.626.089, una cisterna a due assi, alcuni carri a due assi di vari tipi.

All’interno della rimessa sono conservate:

  • Locomotiva a vapore Gr.743.301, balzata alla notorietà per la recente riproduzione in HO di Rivarossi/Hornby, al vero costruita nel 1920 dalla Officine Meccaniche Romeo di Saronno come Gr. 740 e trasformata nel 1958 in 743 dalla Oto Melara di La Spezia;
  • Locomotiva a vapore Gr. 835.053, costruzione OM Milano, 1911, la più diffusa locotender FS da manovra, molto utilizzata come locomotiva monumento ma del tutto assente tra le macchine stori-che funzionanti;
  • Carrozza a due assi FNM B. 304 (fa parte di una serie di carrozze ricostruite nel secondo dopoguerra in cassa metallica su telai di vecchie vetture con cassa in legno),
  • Loco ad accumulatori,
  • Trattore Deutz/Greco, numero di fabbrica 55438;
  • Loco Krauss 6240 del 1909
  • Carro di servizio Vs 941 1 014 –9 almeno questi gli unici numeri leggibili.

Ma il capannone, oltre alla parte della collezione di mezzi conservata al riparo dalle intemperie è dotata di un’ interessante raccolta di cimeli ferroviari. All’ingresso spicca la riproduzione di una tipica sala d’aspetto con tanto di manichino in divisa d’epoca; poco oltre domina la scena la riproduzione di una stazione di testa con diversi e notevoli rotabili in scala costruiti in ottone dalla famiglia Vinciguerra nel corso di tre generazioni, si dice uti-lizzando bossoli di proiettili d’artiglieria. I modelli sono funzionanti mediante motore elettrico. Si possono ammirare le riproduzioni di un E. 424, di una elettromotrice (ispirata alle ALe 840, costruite al vero per le FS, tra gli altri, anche dalla Oto Melara della Spezia negli anni ‘50), della superba Gr. 691.001, forse il più bel modello della collezione, funzionante non solo con motore elettrico, ma anche a vapore! A parte spicca la riproduzione di una monorotaia con tanto di vettura funzionante: il tutto ampiamente dimostrato da Icardi nostra sapiente e paziente guida.

A fianco di tali riproduzioni in ottone spiccava una notevole collezione di berretti ferroviari di varie amministrazioni ferroviarie italiane, non solo FS ma anche ferrovie/tranvie in concessione, tanto per far venire l’acquolina in bocca all’appassionato………. Lo stesso vale per un serie di banchi ACE, il sistema di leve manuali per funzionamento scambi e segnali, risalenti a varie epoche, tutti perfettamente conservati, così come l’originale consolle del Dirigente Centrale in uso sulla Parma - La Spezia, apparecchio con il quale il DC poteva comunicare con tutti i DM locali come inviare fonogrammi a tutte le 60 postazioni raccordate!. Risale agli anni ’30 l’interessante telefono BL ad alimentazione autonoma dalle linee aeree (manovella docet) con possibilità di selezionare fino a cinque utenze. Non poteva mancare il banco ACE (questo della stazione di Filattiera, linea Parma – La Spezia, costruito nel 1956) con immancabili strumenti di blocco dal caratteristico colore rosso, nonché un carrello di servizio a pedali per trasporto di estintore! Il tempo a disposizione ormai stringe; espletate le ultime foto di rito e rientrati al bin. 6 di La Spezia Centrale ci congediamo da Icardi con tanti ringraziamenti per il tempo e la pazienza che ci ha dedicato.

Modelli e apparati in mostra al museo(foto E. Tenconi)

Modelli e apparati in mostra al museo(foto E. Tenconi)

Modelli e apparati in mostra al museo(foto E. Tenconi)

Alla fermata d’autobus alla base del rilevato della ferrovia ci attende il pulmino riservato dell’ ATC di La Spezia, oltre che azienda di trasporto del comune della Spezia e dintorni, notevole per essere una delle poche aziende dotata di linee filoviarie (attualmente ve ne sono due in funzione), è uno dei soci istituzionali più significativi del Museo Nazionale dei Trasporti spezzino. Non per niente ci troviamo un autista molto preparato e motivato, oserei dire appassionato del suo lavoro (qualità ormai rara nelle aziende, pardon, società di TPL italiane…). Mentre ci trasporta dalla Stazione centrale della Spezia alla prossima tappa, ovvero il ristorante sito poco fuori dell’abitato di Sarzana, ci illustra gli edifici più significativi della città tra cui il vasto Arsenale della Marina Militare Italiana, ove tra cantieri si intravede la sagoma del celebre veliero Amerigo Vespucci, impegnato purtroppo in un’esercitazione anziché essere a disposizione del pubblico. E’ infatti tradizione che per i festeggiamenti del santo patrono di La Spezia, San Giuseppe, l’ Amerigo Vespucci sia visitabile da parte di appassionati e curiosi che già giungono a visitare il mercatino che tra il 19 ed il 21 marzo di ogni anno occupa le vie del lungomare, vie attraversate dal nostro bus. Notevole è pure il monumentale ingresso che da’ accesso al museo navale ivi installato. Attraversiamo poi la zona portuale centrale adibita al carico/scarico del container di cui è prevista la dismissione per interventi urbanistici con probabile spostamento in area più periferica.

Percorrendo la tangenziale lambiamo la zona industriale dominata dalla nota industria Oto Melara, costruttrice di apparechiature sia militari sia civili, tra cui diversi veicoli ferroviari, il più famoso di tutti le già citate elettromotrici ALe 840 (1946-1950). In Val di Magra, superato il ponte ferroviario della nuova Pontremolese ove affianchiamo il navetta di piano ribassato spinto dal E.656 già visto nella stazione spezzina, lo sguardo è attratto da un vasto scalo presso Santo Stefano Magra ove stazionano autentiche montagne di container! A Sarzana siamo attesi presso il ristorante “Naclerio” ove siamo accolti con tutti gli onori dal titolare in persona. Concluso il lauto pranzo ritorniamo proprio nei pressi dello scalo di S. Stefano Magra ove sorge la seconda area della sezione ferroviaria del MNT spezzino. Anche qui ci attendono gradite e inattese, sorprese!

La sempre gradita pausa pranzo (foto G.Manzani)

Questa sezione del Museo, gestita in collaborazione con i volontari ATSL (Associazione Treni Storici Liguria) è ospitate presso la rimessa locomotive dello scalo di S. Stefano Magra, dotata di una piccola, ma funzionale officina. Entrando nella sezione rimessa l’attenzione è come rapita dallo splendore di una macchina appena uscita di fabbrica con scritte ep.III in giallo, assegnazione DL La Spezia, relative alla E. 636.265, costruita nel 1957 da Fiat Torino/OM Milano, con parte elettrica CGE Milano (numero di fabbrica 649, così recita la targa del costruttore), dotata di rapporto di trasmissione 21/65 che la rende atta a viaggiare alla velocità massima di 110 km/h. E’ veramente encomiabile vedere come grazie al Museo Nazionale dei Trasporti questa macchina sia rinata a nuova vita, nella sua splendida livrea castano/isabella!!! Tale E.636 fa parte della seconda serie realizzata dagli anni ’50 in avanti, serie che si caratterizza rispetto le macchine del 1940 e di quelle di terza serie per la presenza del coprigiunto orizzontale che avvolge le cabine di condotta e per la fascia castano che copre tutta la superficie tra il pancone e il coprigiunto medesimo. Veniamo anche a conoscenza che il restauro della E.636.265 è stato attuato simultaneamente a quello della E.636.161 destinata al Museo della Scienza e della Tecnica di Milano.

Il Locomotore E 636.265 (foto M. Donini)

Il trattore Badoni ABL 7151 (foto M. Donini)

Mentre ci si ostacolava a vicenda nel tentativo di fotografare la 265 all’interno della rimessa, i volon-tari del Museo hanno fatto un grandissimo favore a tutti gli AFI spostandola sul piazzale antistante per poterla meglio ammirare e per ottenere delle riprese fotografiche migliori. La manovra è stata compiuta grazie al trattore Badoni ABL VII n. 7151 in livrea verde con telaio nero e pancone rosso segnale, quindi norma FS, anche se non si è capito bene se tale mezzo fosse ex-FS o appartenuto a qualche altra azienda. Il Badoni ha dovuto compiere un impresa non da poco, poiché, mentre trainava all’esterno la E.636 ha dovuto spingere pure la Gr. 740.278. Quest’ultima 740, funzionante, è utilizzata regolarmente per treni speciali sia in Liguria che in Toscana. Costruita dalle OM di Milano nel 1920, lo scorso autunno è stata protagonista di un treno a vapore commemorativo del trentennale della riapertura della linea di Tenda.

La locomotiva 740.278 pronta al servizio (foto M. Donini)

La locomotiva 940.036 in lavorazione (foto M. Donini)

Ritornando all’interno della rimessa si sono potuti ammirare oltre quanto già accennato i seguenti rotabili:

  • Locomotiva Gr.625.050 in attesa di restauro,- Locomotiva Gr.940.036 in fase di revisione, ora rivestita di verniciatura antiruggine. Costruita nel 1922 e sottoposta all’ultima RG presso le OGR di Cremona tra il dicembre 1975 ed il gennaio 1976 è stata recuperata presso il DL di Catania. Proseguiamo con una chicca:
  • la carrozza ABDU 64.905 con cassa in legno, che terminò l’esercizio regolare sulla linea a dentiera Paola – Cosenza in quanto dotata di freno a ruota dentata. Data la sua importanza, c’è proprio da augurarsi che una tale carrozza sia restaurata e resa disponibile per treni storici,.
Dietro le accennate macchine e vetture compaiono pure:
  • il trattore Badoni ABL n.9 non verniciato, forse in attesa di dar man forte al 7151 per le manovre nell’area del museo.
  • il postale DUz 50 83 90-38 135-0 in un improbabile livrea “grigio” – castano, imperiale alluminio, testate castano, con carrelli e sottocassa bruno. Credo che vi sia una spiegazione: tale bagagliaio/postale era dipinto in castano finchè non è stato deciso di portarlo nella livrea del Treno Azzurro: difatti il “grigio” della fascia dei finestrini corrisponde al tono più chiaro dei due della cassa delle carrozze in livrea citata.
Proseguendo all’interno della rimessa noto:
  • una carrozza con cassa metallica a due assi FNM, ricostruita negli anni ‘50 sul telaio di vecchie carrozze a cassa in legno, senza numero di serie in un improbabile livrea verde (in verità dovrebbe essere marrone, livrea che avevano negli anni ’70 quando erano usate come carrozzette accodate a certi accelerati tipo Milano-Varese): complessivamente di queste tipiche carrozze FNM il MNT possiede tre esemplari (due alla Spezia, una a S.Stefano);
  • un filobus in fase di restauro appartenuto alla rete di Chieti,
Con mia grande sorpresa mi appare anche:
  • una ALe 880, la 085 della serie Breda senza coprigiunti, senza dubbio la versione più elegante di questa serie di elettromotrici che erano utilizzate fino a metà anni’80 a Cremona, nonché sul famoso triangolo Novi L.- Tortona/Voghera – Arquata Scrivia. Proprio la 085 sarà oggetto di restauro funzionale, utilizzando come fonte parti di ricambio la sorella ALe 880.045 tenuta all’esterno ma in condizioni generali pessime.
Sul piazzale esterno oltre ai tre veicoli portati fuori apposta per noi dalla rimessa (E.636, Badoni, Gr.740) abbiamo trovato:
  • numerose carrozze,
  • il locomotore elettrico E.626.193 assegnato a fine carriera DL Bologna San Donato,
  • un non meglio definito trattore ad accumulatori (almeno così mi è sembrato) con avancorpi asimmetrici,
  • una carrozza da poco decoibentata.

In un angolo era presente la locomotiva a vapore Gr.640.004, a vederla così sembrerebbe ridotta a rudere arrugginito (come si sa però, “spes ultima dea”)…circondata da una nutrita serie di carri con cassa in legno oltre ad un moderno Eanos aperto a sponde alte. Sovrastate dalle montagne di container, che avevo citato in precedenza, vi erano presenti diverse tipologie di carrozze sia atte al servizio, sia in revisione, sia in attesa di restauro. Delle prime si possono citare ben quattro Corbellini a due assi della dotazione originaria del 1946; rispettivamente: CI 35.490, CI 35.549, CI 35.638, CI 35.653 Agganciata a queste era presente una carrozza a due assi con terrazzini CI 46.004; quest’ultima con le quattro summenzionate in livrea rigorosa Castano/isabella, uno standard per la maggior parte dei treni storici attualmente in circolazione ovvero, oserei dire, quella livrea che ha caratterizzato le FS dalle altre amministrazioni europee per diversi decenni. L’unica stonatura è rappresentata dalla Bz.45.664 dipinta anche lei in un bel castano/isabella con imperiale alluminio: certo stupenda livrea, d’effetto! Peccato solo che le Bz.45.500, ovvero tipo 1959 costruite dal 1961 al 1965, ed atte al traffico internazionale, salvo smentite, mi risulta siano state consegnate in livrea castano!!!

Sempre all’interno dell’area del museo erano presenti tre Bz.45.000. A vederle sembrerebbero appartenere tutte e tre alla versione per servizio interno riconoscibili per la presenza di due sole file di cassoni di batterie per i servizi ausiliari: alcune fonti le considerano però delle Bz.45.500 atte al traffico internazionale! Sono tutte e tre dipinte di recente nella livrea del Treno Azzurro! Unica variante l’imperiale, per una grigio, per le altre due color alluminio. Ho solo il rammarico di non essere riuscito a chiedere la classificazione delle tre carrozze: contrariamente alle altre vetture descritte queste tre ultime erano fresche di revisione, con indicatori di classe in metallo avvitati alla cassa, ma senza scritta FS, né classificazione! Certo che con un poco di immaginazione (e magari intraprendenza), vedere queste tre carrozze assieme al DUz in lavorazione, ad altre carrozze tipo 1959 o tipo 1956, più couplage salone + salone con cucina e WR CIWL al traino di una E.646 restaurata (al massimo una E.428 ae-rodinamica), potrebbe far pensare all’idea di far rivivere i fasti dei R 30/33 (Treno Azzurro Milano-Roma/Napoli) e R 51/56 (Torino-Napoli). A parte forse la vettura salone con cucina le altre CIWL esistono ancora, se non in Italia, cer-tamente in Svizzera ed in Francia.

Mentre cercavo la posizione migliore per fotografare le tre Bz.45.000 noto in uno scalo attiguo dei rotabili che è impossibile non riconoscere: - il furgone generatore nVrec in livrea MDVC con le fasce arancio e viola ormai sbiadite che spero venga recuperato per certi treni su linee non elettrificate, - due E.636, certo in livrea xmpr, ma uno dei due con la particolarità dei pannelli solari per l’alimentazione degli ausiliari tramite energia fotovoltaica; - una composizione di quattro pezzi di ALe 601: due motrici alle estre mità che racchiudevano due rimorchi, entrambi Le 601; - due ALn 773 in rosso e grigio chiaro, probabilmente identiche a quelle utilizzate per l’esercizio turistico sulla linea Siena – Asciano – Monte Antico a cura del Gruppo FVO “Treno Natura” Ferrovia Val D’Orcia.

Mi auguro che tutto questo materiale scaduto di revisione possa essere riportato in servizio per poter figurare degnamente in composizione a treni storici che facciano rivivere i fasti di un tempo glorioso per le nostre ferrovie. Verso il finire della giornata dirigendomi verso la piccola officina annessa alla rimessa mi è stato fatto notare un settore ove era conservato del materiale particolare per una raccolta di materiale storico, in stile “ultimo viaggio terreno” : vi era infatti conservato un carro funebre…

Ma ecco nella piccola officina con binario rialzato e affiancata da due carrozze centoporte in livrea castano (rispettivamente la Bz.36.289 e la Bz.37.249), ecco svettare la E.645.023 di costruzione Fiat/OM con equipaggiamento elettrico Marelli del 1959, in livrea castano/isabella e cornici dei finestrini cromate. Caratteristica della E.645.023 è la cassa modificata con prese d’aria a griglia su entrambe le fian-cate, modifica apportata a poche altre E.645: oltre alla 023 le 018,028 di prima serie; 063, 067, 077 di seconda serie. Non sono stato ben attento, ma spero che anche questa macchina sia resa atta al servizio, con la velocità massima di 120 km/h e la potenza a disposizione che la caratterizza an-drebbe molto bene per diversi tipi di treni storici. Ormai giunti al finire di una giornata così convulsa, ma così ricca di materiale da osservare e fotografare abbiamo avuto il tempo per la foto di gruppo, purtroppo senza riuscire a raccogliere tutti i partecipanti.

L’elettromotrice ALe 880.085 in attesa di restauro (foto M. Donini)

La Locomotiva 640.004 allo stato attuale (foto M. Donini)

Se rammarico può esserci stato della giornata, è stato quello di non aver avuto più tempo a disposizione per ammirare meglio ogni singolo rotabile presente. Una foto ricordo al pullmino con autista e ci siamo diretti a tutta velocità verso La Spezia. Ma non è finita qui la giornata. Grazie all’abilità del nostro autista siamo riusciti a guadagnar tempo e trovare cinque minuti per sostare nel centro città per ammirare una chicca: era infatti visitabile un filobus storico modello Tubocar 552 già appartenuto all’ACT di Cagliari, ora della dotazione del MNT. Peccato si sia dovuto faticare a fotografarlo, non tanto per il traffico cittadino, quanto a causa di un “buontempone” a cui mancava solo l’educazione che aveva parcheggiato la sua macchina bianca proprio davanti al frontale del filobus! Giunti infine presso la stazione centrale abbiamo ringraziato l’autista di tutto e il gruppo di è diviso per rientrare ciascuno al proprio domicilio.

Foto di gruppo finale per i partecipanti (foto E. Tenconi)A

Ovviamente a noi giunti da Milano è stato riservato lo stesso trattamento dell’andata: R 1758 con E.464 e carrozze a due piani, impostato alla “folle” velocità commerciale di 60 km/h!!! Ben più motivati sono i ringraziamenti che intendo riservare a nome dell’AFI e specialmente a nome dei partecipanti per l’attenzione riservataci da parte di tutti i volontari del Museo Nazionale dei Trasporti della Spezia che si sono prodigati in spiegazioni e quant’altro fino al punto di portarci fuori dei mezzi per fotografarli meglio. Per me che mai prima d’ora ero riuscito ad andare in visita alla Spezia è stata un’esperienza unica e mi auguro si possa ripetere in futuro. Meglio ancora sarebbe poter partecipare ad uno dei treni speciali, magari (scusate l’insistenza, caso mai non si fosse recepito leggendo questo articolo, ma sono un appassionato dei mezzi a trazione elettrica) quello relativo all’inaugurazione dei servizi storico-turistici con la ALe 880.085 !!!

Chi desiderasse avere più informazioni, approfondire certi aspetti può consultare su internet i seguenti siti: